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PFO, il buco nel cuore. Cos'è e i suoi rischi.

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Il Forame Ovale Pervio (PFO) è un’anomalia anatomica del cuore che è presente in circa il 30-40% della popolazione, eppure nonostante la sua elevata frequenza è una condizione poco conosciuta. Bisogna precisare che non è una condizione incompatibile con la vita, né mette in immediato pericolo di vita i soggetti portatori di questa condizione. Non va però sottovalutato.

 

Cominciamo con il definire cos’è il PFO.

E’ una comunicazione, una specie di porta, che si trova tra i due atri. Questo spazio di comunicazione, che è normale che sia presente nel feto durante la gravidanza, dovrebbe chiudersi al momento della nascita o comunque nei giorni successivi. Quando questa chiusura non avviene si ha il Forame Ovale Pervio. Generalmente questa anomalia non da segni clinici di sé: pensate che circa una persona su tre che leggerà questo articolo ha il PFO ma nessuno manifesterà sintomi dovuti ad esso, proprio perchè il il cuore riesce a far veicolare normalmente il sangue al suo interno nonostante questa comunicazione aperta. Il problema può essere un altro. All’interno del sistema venoso si possono formare ogni tanto dei trombi, dei coaguli di sangue, che arrivano al cuore e successivamente al circolo polmonare, dove finiscono per scomparire. Può succedere che in soggetti che hanno il PFO il trombo dall’atrio destro passi all’atrio sinistro usando la piccola porta e non vada a finire più nel circolo polmonare ma bensì nel circolo arterioso, come quello cerebrale. In questo caso la sua presenza è molto più pericolosa perchè potrebbe ostruire importanti vasi arteriosi e causare ischemie o ictus cerebrali. Anche qui dobbiamo precisare che non tutti gli ictus sono dovuti a questo meccanismo, però nei soggetti che hanno il cosiddetto “ictus criprogenico”, ovvero un ictus di cui non si riconosce la causa, bisogna indagare la presenza del PFO. Il 30% degli ictus non riconoscono una causa ben precisa. Sono magari pazienti che non hanno fattori di rischio, relativamente giovani, che però vanno incontro ad un episodio acuto. In questi pazienti la causa potrebbe essere dovuta proprio ad un trombo che è passato dal circolo venoso al circolo arterioso sfruttando il Forame Ovale Pervio. 

Allora che fare? Andare tutti da un cardiologo e chiedere se si abbia o meno il PFO?

No, non è il caso, anche perchè l’indagine strumentale più accurata per diagnosticare il PFO è l’ecografia transesofagea, un esame abbastanza invasivo e poco adatto come esame di screening. Forse in futuro si userà il Doppler Transcranico come indagine strumentale ma ancora la comunità scientifica non ha trovato un vero punto di intesa al riguardo. Quindi, come sempre, occhio ai sintomi. Particolare attenzione ai frequenti mal di testa. Si è vista infatti una forte correlazione tra cefalee e PFO. Il motivo sarebbe sopratutto di origine genetica. Attenzione alla cefalee con aure che non sono poi seguiti dai tipici dolori da cefalea. Nei soggetti che soffrono spesso di questa sintomatologia il neurologo può spesso consigliare di approfondire il discorso PFO. Attenzione soprattutto se siete sommozzatori o praticate immersioni subacquee, sia a livello agonistico che dilettantistico. Durante la risalita dai fondali ,infatti, per un gioco di pressione si possono creare dei coaguli a livello pretorio, soprattutto se non fate una risalita corretta. Questo è molto importante perchè non tutti i subacquei vengono informati su questo rischio. Per sicurezza tutti coloro che praticano queste discipline dovrebbero eseguire un esame più approfondito. Attenzione pure se siete trombofilici, avete alterazioni della circolazione sanguigna. Nel vostro caso avete una predisposizione naturale a formare coaguli all’interno del vostro sistema venoso. 

Ho il PFO, che faccio?

Il PFO si può chiudere. Tramite tecniche sofisticate di emodinamica si può inserire un ombrellino che va a chiudere la comunicazione tra i due atri. Non tutti devono sottoporsi all’intervento. E’ consigliato nei soggetti che hanno avuto un ictus criptogenico e nei soggetti che mostrano aree di lesioni cerebrali dovute a piccoli eventi ischemici. In questi soggetti si è visto che la chiusura del Forame può sensibilmente evitare ulteriori aggravamenti del quadro clinico. 

Questo è un articolo che ha lo scopo di informare sul PFO che, ribadiamo, è una condizione frequente ma la cui implicazioni cliniche riguardano solo una piccola fetta della popolazione. Non allarmatevi ma vigilate con l’aiuto del vostro medico.

 

Matteo Cavallo
Author: Matteo CavalloEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Informazioni sull'autore
Studente di Medicina dell’Università di Catania. Dopo il diploma, conseguito presso il Liceo Scientifico di Modica, realizza il suo sogno di poter intraprendere gli studi medici. Durante il percorso accademico capisce l’importanza di una formazione che miri anche alla Prevenzione al fine di avere una visione sempre più completa delle varie patologie. Notando la mancanza di un insegnamento specifico nel percorso accademico sul tema della Nutrizione, che si sposa perfettamente con la Prevenzione, ha approfondito singolarmente questo importante aspetto. Appassionato di Cardiologia fin dal primo anno, è interno presso il reparto di Cardiologia dell’Ospedale Ferrarotto di Catania da Ottobre 2016.
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