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Disfunzione erettile e rischio cardiovascolare

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La disfunzione erettile, ossia l'incapacità di raggiungere e/o mantenere un'erezione sufficiente a condurre un rapporto sessuale soddisfacente, può rappresentare un fenomeno indicativo di un aumentato rischio cardiovascolare.

L'erezione è un processo che scaturisce dal sinergismo tra i sistemi nervoso, endocrino e cardiovascolare, per cui un deficit di questa funzione va ricondotto ad un'anomalia di una o più di queste componenti: neuropatie, eccesso di prolattina, deficit di testosterone e patologie metaboliche quali il diabete possono essere responsabili dell'insorgenza di questa condizione. Ma l'importanza della disfunzione erettile va ben oltre la sola sfera sessuale: essa può essere un segnale d’allarme per una malattia delle arterie del cuore ancora non riconosciuta.

L'imprevedibilità con cui si manifestano gli eventi cardiovascolari maggiori (infarti, ictus, etc.) rappresenta uno dei più importanti fattori in grado di ostacolarci nella finalità di intercedere ancora prima che un danno irreparabile si sia instaurato. Alla luce di quanto detto, negli ultimi anni le comunità scientifiche si sono prodigate nel tentativo di individuare un elemento che potesse assurgere a marcatore predittivo di rischio cardiovascolare. Tra i tanti elementi individuati (vedi ipertensione, diabete, ipercolesterolemia...) l'associazione tra disfunzione erettile e rischio cardiovascolare è risultata essere talmente stretta al punto che ogni paziente che soffra di questa condizione dovrebbe a pieno titolo essere considerato un potenziale soggetto cardiopatico.

Più del 30% di individui di età compresa tra i 40 e i 70 anni soffrono di disfunzione erettile. Secondo i risultati ottenuti dal team di ricerca del cardiologo londinese Graham Jackson, in 2/3 dei pazienti cardiopatici l'evento cardiovascolare è anticipato da disfunzione erettile, in un arco di tempo compreso tra i 2 e i 5 anni precedenti. Da questi studi si ipotizzò che la malattia coronarica e la disfunzione erettile su base organica potessero condividere lo stesso meccanismo patogenetico di natura aterosclerotica, con ridotto flusso ematico agli organi bersaglio. A riprova di quanto sostenuto, fattori di rischio quali l'ipertensione, l'eccesso di peso e le alterazioni del metabolismo sono stati identificati come elementi precipitatori di entrambe le patologie. Il motivo per il quale il danno alle pareti delle arterie peniene si verifica prima rispetto alle coronarie è di ordine meramente anatomico: i vasi responsabili della vascolarizzazione del pene (e quindi dell'erezione) hanno un calibro minore rispetto ai vasi coronarici, per cui i fenomeni vaso occlusivi si registrano in tempi più precoci a livello genitale piuttosto che a livello cardiaco. Ciò spiegherebbe il fatto che gli uomini con disfunzione erettile raramente lamentano problemi cardiovascolari (se non, appunto, a distanza di anni) mentre pazienti con pregressa cardiopatia riferiscono spesso di aver sofferto di problemi erettili in passato.

La disponibilità di farmaci in grado di trattare la sintomatologia della disfunzione erettile, nonostante abbia apportato enormi benefici nel campo della relazione di coppia, ha fatto si che la problematica dell'impotenza venisse per lungo tempo sottovalutata. Queste nuove acquisizioni in materia preventiva impongono al medico una migliore valutazione globale della funzionalità cardiovascolare dei soggetti con disfunzione erettile e, d'altro canto, una maggiore presa di coscienza da parte dell'individuo che soffra di questa condizione; ad esempio, chiedere un consulto allo specialista andrologo ed effettuare un doppler dei vasi penieni o un dosaggio dei livelli di testosterone libero può metterci al riparo da un'eventuale progressione del danno aterosclerotico.

La disfunzione erettile non va solo considerata come la causa di un problema nei rapporti di coppia, ma come una spia sentinella di malattia riguardante tutto il distretto cardiocircolatorio

Fabio Calì
Author: Fabio CalìEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Informazioni sull'autore
Sono uno studente del quinto anno di medicina all'università di Catania, interno in clinica neurologica, già dottore in tecniche di laboratorio biomedico. Consapevole che tutto ciò che sappiamo in ambito medico sia frutto del lavoro di ambiziosi ricercatori, il mio obiettivo è contribuire ad ampliare le conoscenze in materia adoperandomi nella ricerca. Ritengo che solo con un impegno del genere si possano comprendere le malattie e conseguentemente tentare di porne rimedio.
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