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Ruolo protettivo della dieta mediterranea: il caso della Finlandia

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Quando agli inizi degli anni '70 vennero identificati i principali fattori di rischio coinvolti nella patogenesi delle malattie cardiovascolari, apparse immediatamente chiaro come tali fattori, legati principalmente allo stile di vita, fossero particolarmente diffusi nei cosiddetti Paesi industrializzati.

In particolare la penisola scandinava, e più precisamente la Finlandia, era temprata da una moltitudine di errate abitudini che ne facevano il Paese a più alto tasso di mortalità per eventi cardiovascolari. Questa preoccupante obiettività venne immediatamente recepita dalle istituzioni finlandesi: venne indetta una petizione con la quale si chiedeva a gran voce la messa in atto di un progetto che potesse contribuire ad una effettiva presa di coscienza del problema.

Fu così che nel 1972 il professore ed esperto in sanità pubblica Pekka Puska disegnò il North Carelia Project, uno dei primi studi su comunità. Il progetto prende il nome dalla Carelia, regione situata nel nord della Finlandia, cornice scelta per la più alta concentrazione di fumatori e consumatori di burro del vecchio continente. Se da un lato lo scenario socio-culturale prevalentemente rurale avrebbe potuto rappresentare un motivo di non adesione allo studio (convincere un contadino a smettere di fumare e a non usare burro sul pane può essere piuttosto arduo!), l'elevatissima distribuzione dei fattori di rischio ivi presenti all'inizio dello studio avrebbe considerevolmente esaltato i risultati ottenuti alla fine dello stesso. Basti pensare che all'inizio dello studio più di un uomo su due fumava e la quasi totalità della popolazione (90%) affermava di usare burro e similari quotidianamente.

Il progetto coprì un arco di tempo di 25 anni, durante i quali si tentò di introdurre una dieta improntata sul modello mediterraneo: sostituire i grassi animali saturi con i più salutari grassi insaturi, abbandonare l'uso smodato di burro e incrementare il consumo di vegetali furono le misure intraprese a tal proposito. I risultati non tardarono ad arrivare: nel 1995 il tasso di mortalità per malattie coronariche nella popolazione maschile di età inferiore ai 65 anni si è ridotto del 73%. L'imponente riduzione della mortalità cardiovascolare condusse ad un altrettanto notevole aumento dell'aspettativa di vita: alla fine del progetto un uomo viveva in media 7 anni in più!

Ma l'importanza del North Carelia Project va ben oltre le suddette percentuali, seppur strabilianti; l'esperienza mostra come un programma ben pianificato basato su un approccio comunitario possa generare risultati notevoli tanto quanto la pratica clinica. Durante il progetto, infatti, non vennero coinvolti solo enti sanitari, ma anche scuole, media locali, industrie alimentari, agricoltura, supermercati, organizzazioni non governative e molto altro: l'intera comunità si è prodigata affinché la popolazione acquisisse piena consapevolezza dei propri errati stili di vita, e ha investito nella salute. Il declino della mortalità cui ha condotto questo studio è stato uno dei più rapidi in tutto il mondo e, soprattutto, la salute della popolazione ne ha beneficiato considerevolmente, dimostrando definitivamente come un progetto nazionale possa essere un potente strumento per favorire lo sviluppo di una Nazione.

 

Fabio Calì
Author: Fabio CalìEmail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Informazioni sull'autore
Sono uno studente del quinto anno di medicina all'università di Catania, interno in clinica neurologica, già dottore in tecniche di laboratorio biomedico. Consapevole che tutto ciò che sappiamo in ambito medico sia frutto del lavoro di ambiziosi ricercatori, il mio obiettivo è contribuire ad ampliare le conoscenze in materia adoperandomi nella ricerca. Ritengo che solo con un impegno del genere si possano comprendere le malattie e conseguentemente tentare di porne rimedio.
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